COESIONE, GOVERNO NON DILUISCA I FONDI UE

Investimenti e consumi in picchiata, disoccupazione e povertà alle stelle. L’Italia è stretta in questa doppia morsa. Una tenaglia che si può spezzare solo mettendo in moto processi di sviluppo nelle aree a maggiore sofferenza economica e sociale. Realtà tanto più vera in un paese colpito al suo interno da storici divari strutturali tra Nord e Sud. Colmare questo divario, dare risposte strutturali e non assistenziali, vuol dire realizzare la migliore strategia nazionale anticrisi. Il punto di partenza non può che essere l’utilizzo pieno e virtuoso dei fondi strutturali Ue. Abbiamo in scadenza 28 miliardi: un miliardo al mese fino a tutto il 2015. Risorse che non possono andare dissipate, ma devono essere al centro di un grande e specifico progetto di riscatto dei livelli sociali ed economici del Mezzogiorno. Significa realizzare un piano organico che coinvolga simultaneamente infrastrutture materiali e immateriali, integrazione dei servizi di cittadinanza e una nuova e forte politica industriale, con l’affermazione di una fiscalità di sviluppo che attiri investimenti produttivi.

Alcuni passi lungo questa strada sono già stati compiuti. L’istituzione dell’Agenzia per la coesione rappresenta un primo importante traguardo in questa direzione. Adesso, però, non bisogna dare segnali contraddittori. Le risorse europee vanno concentrate su progetti di reale convergenza. L’indicazione del ministro Trigilia di utilizzarne una parte consistente – si parla di 4 miliardi – per incidere sul cuneo fiscale andrebbe quindi ulteriormente chiarita. Giusto il fine, a patto di non sbagliare il mezzo. La strada maestra, per essere chiari, non può essere quella di una misura generalizzata a tutto il territorio nazionale. Il rischio è quello di una pericolosa diluizione degli effetti. Bisogna stringere il perimetro, mettere in campo azioni specifiche e mirate, capaci di incidere maggiormente sui nodi strutturali che impediscono lo sviluppo del tessuto produttivo meridionale. Va dato, in particolare, un impulso decisivo alle politiche di stimolo agli investimenti pubblici e privati. Infrastrutture, dunque. Ma anche più efficaci strumenti di sostegno al capitale produttivo.

La via maestra è quella della riattivazione dei crediti d’imposta per gli investimenti produttivi e del rafforzamento di quelli relativi alla nuova occupazione stabile. Investire almeno 2 miliardi su questi capitoli determinerebbe, secondo conti della Ragioneria di Stato, un incremento del 4 per cento degli investimenti nel Mezzogiorno, dando lavoro a non meno di 200mila giovani. Rilanciando consumi e interscambi commerciali tra Nord e Sud, e dunque la crescita in tutto il paese. Serve, inoltre, un allentamento del patto di stabilità interno che impedisce alle amministrazioni di cofinanziare progetti. E un grande accordo con le parti sociali e le regioni per stabilire priorità e tempi certi di realizzazione. Sta al governo, ora, aprire una fase nuova. La legge di stabilità deve essere considerata la prima importante occasione per aprire questa stagione.

GAZMEZ – ORA TRIGILIA NON DILUISCA I FONDI EUROPEI
LA SICILIA – TRIGILIA NON DILUISCA I FONDI UE

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